Certo è che, dopo il crollo del protagonista di questa biografia, tanti altri crolli nel mondo della finanza hanno seguito un decorso simile a quello di Sindona. Certo, la caratura criminale di Sindona è stata più pericolosa, fino all’omicidio.
Al pari dei protagonisti di altre vicende, però, il banchiere è stato seguito e acclamato per anni da commentatori, opinion leader, attori del mercato, nonché da quegli stessi investitori – grandi e, numerosissimi, piccoli – che ha poi travolto nella sua bancarotta.
In questo, quella di Sindona è una vicenda ricca di elementi di «modernità», come mostrano la dimensione sovranazionale delle sue attività (non solo Stati Uniti, Svizzera e Liechtenstein, ma tanti altri paesi) e la straordinaria abilità nella comunicazione. Sindona, forse prima di altri, rappresenta l’emblema del finanziere che riesce ad attribuirsi virtù taumaturgiche per promuovere le iniziative di investimento, anche le più temerarie.
Nella sua ascesa si intravede quindi una responsabilità diffusa. I campanelli d’allarme sull’aggressività speculativa di Sindona erano stati colti dall’udito di molti operatori del mercato ed esponenti pubblici. Questo libro ne dà testimonianza.
Ne aggiungo un’altra di Marco Vitale, in un’intervista recente:
“In quegli anni gli economisti che contavano, i cattedratici della Bocconi, erano tutti pro-Sindona. Perché Milano è fatta così, appena arriva uno che fa girare un po’ di quattrini diventa subito simpatico a tutti. Eppure bastava poco a capire il personaggio.”
Tuttavia, la fascinazione che Sindona aveva esercitato ha messo i paraocchi a tante persone che, invece di analizzare le voci critiche e le debolezze, hanno preferito essere «sul carro» e – per i risparmiatori – cercare di guadagnarci, anche se all’evidenza quella proposta era mera speculazione.
Il passato non è passato.
(Dall’introduzione di Umberto Ambrosoli)